Exchange Traded Fund: cosa sono e come investire in ETF e in ETC

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Vediamo di capire cosa sono e come investire in ETF (Exchange Traded Fund). Gli ETF sono titoli che replicano gli indici di borsa, vengono negoziati in tempo reale come se fossero delle azioni e come le azioni danno anche dividendi.

Dentro gli ETF ci sono infatti gli stessi titoli che compongono un indice di borsa o un suo segmento specializzato: il portafoglio titoli è gestito da un intermediario finanziario che funge anche da emittente. Il loro valore quindi varia con il variare dell’indice borsistico, se una Borsa sale l’ETF corrispondente vale di più, se la Borsa scende ETF vale di meno.

Cosa sono gli indici di borsa

Ma cosa sono gli indici di borsa da cui dipendono le variazioni di valore degli ETF? Gli indici di borsa possono essere paragonati ad un termometro che misura minuto per minuto l’andamento delle quotazioni nelle varie piazze finanziarie. Guardando l’indice di borsa il risparmiatore può rendersi conto della tendenza del momento e decidere se sia il caso di acquistare o di vendere un titolo, verificando ovviamente che tale tendenza riguardi anche quelli cui è interessato.

In generale è utile per verificare il valore del proprio investimento e quindi il guadagno o la perdita rispetto al momento dell’acquisto. L’indice infatti fotografa la situazione registrando il rialzo o il ribasso medio delle quotazioni di tutti i titoli della Borsa di riferimento, una situazione che è in continua evoluzione perché i prezzi variano di continuo.

L’indice di borsa rappresenta la media ponderata del valore in un determinato momento di tutti i titoli quotati. La base di partenza per il calcolo è la capitalizzazione complessiva dei titoli che si ottiene moltiplicando il prezzo di mercato per il numero delle azioni in circolazione. Sommando le capitalizzazioni di tutte le società quotate si ha il valore iniziale su cui calcolare le variazioni.

Gli indici vengono emessi da società finanziarie private, Banche o dalle stesse Borse. Pur prendendo tutti come riferimento l’andamento delle quotazioni cambia la composizione. Ci sono indici ad esempio che prendono in considerazione solo le società a più elevata capitalizzazione oppure tutte le azioni ai prezzi ufficiali (indice FTSE Mib All Shares della Borsa di Milano), oppure 300 grandi società europee (indice Dj Euro Stoxx), oppure le azioni di piccole medie imprese (FTSE Small cap della Borsa di Milano).

Gli indici più diffusi a livello mondiale sono oltre 20. Ecco perché quando ci viene offerta un’obbligazione strutturata il cui rendimento dipende dagli indici di borsa occorre informarsi su quello che tale indice contiene.

Costo di gestione

Il costo di gestione degli ETF è contenuto: si limita alle spese di acquisto o di vendita dei titoli (di norma lo 0,7% in banca e lo 0,19% via internet), mentre le spese di gestione sono inferiori a quelle dei fondi tradizionali.

Gli ETF sono commercializzati in Italia dal 2002, si acquistano in banca e possono essere facilmente rivenduti. Il guadagno è rappresentato dalla differenza di valore tra il prezzo di acquisto e quello dell’eventuale rivendita e dai dividendi incassati periodicamente. La maggioranza di questi titoli non ha scadenza, quindi si presta ad un investimento di lunga durata.

Consentono facilmente e con minore rischio un investimento anche nelle Borse estere, Alcune delle quali sono particolarmente interessanti. Ad esempio, acquistare direttamente delle azioni di società cinesi sarebbe molto pericoloso, mentre un ETF specializzato sui mercati finanziari cinesi o dell’estremo oriente consente un investimento meno traumatico perché l’indice ammortizzata facilmente le perdite e i guadagni borsistici delle varie società che compongono il listino.

ETF azionari, obbligazionari e monetari

Attualmente alla Borsa di Milano vengono quotati oltre 360 ETF che possono essere:

  • Azionari
  • Obbligazionari
  • Monetari

In momenti di crisi e quando il costo del denaro è basso, scendono i rendimenti degli ETF azionari e salgono quelli degli ETF obbligazionari. Sono da preferire quelli azionari, i più interessanti dal punto di vista di rendimento sul medio lungo periodo, anche perché consentono di operare in Borsa a piccole dosi.

Il rischio dipende dagli indici presi come riferimento, ad esempio non sono consigliabili quelli che clonano gli indici di Borsa di Shanghai e della Borsa Indiana perché si tratta di mercati molto volatili, cioè poco stabili. Più tranquilli sono quelli che riguardano le Borse Europee, a cominciare dal Lyxor Etf FTSE/Mib che riguarda le azioni quotate a Milano.

Ma considerando il fatto che si tratta di un investimento da dimenticare (nel senso che il guadagno in Borsa si realizza sui tempi lunghi), si potrebbe pure investire anche qualche centinaio di euro in ETF che replicano gli indici della borsa di Hong Kong o quella Brasiliana che in un anno è aumentato quasi del 70%. L’ETF può essere un modo semplice per cominciare a diversificare il portafoglio dei propri risparmi.

Chi intende investire in ETF sappia che non è un investimento a breve, ma di medio/lungo periodo. Per fare un esempio, se per ipotesi 24 anni fa avesse investito 1 milione di vecchie lire in ETF indicizzato alla Borsa di Milano, oggi avremmo totalizzato un incremento di valore al netto delle imposte, di circa il 1300%, mentre se avessimo sottoscritto un fondo azionario l’incremento sarebbe stato meno della metà.

Le banche però, sono piuttosto restie ad assecondare le richieste di acquisto di ETF da parte dei risparmiatori opponendo varie scuse in quanto, ci guadagnano di meno con le commissioni (per questo motivo preferiscono vendere fondi comuni tradizionali, Gpf oppure prodotti che riguardano la stessa banca). Chi è veramente intenzionato ad acquistarli, deve insistere.

 Dividendi e Capital gain

Per quanto riguarda il Fisco, i dividendi e capital gain degli ETF americani sono soggetti a tassazione progressiva e quindi ad aliquota Irpef è piena.

Exchange Traded Commodities (ETC) scommetti sui prezzi delle materie prime

Gli ETC sono come gli ETF, la differenza sta nel fatto che mentre gli ETF replicano gli indici di borsa, gli ETC clonano i prezzi delle materie prime. Quotati anche alla borsa di Milano, consentono, anche con cifre modeste 50, 100, 500 Euro, di differenziare i propri investimenti scommettendo sui prezzi futuri delle principali materie prime, dal petrolio all’oro, dallo zucchero al mais.

Non danno dividenti, un piccolo investimento in ETC dimenticandolo per un po’ di tempo, dopo qualche anno potrebbe dare dei buoni risultati. Le materie prime più strategiche a questo fine sono lo zucchero, il mais, il riso, il petrolio, l’acqua, le energie rinnovabili e i metalli preziosi.

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